25 aprile a Radicofani

Una lunga giornata per ricordare i valori della resistenza. In Teatro “Dal cancello secondario” un video per ricordare 10 bambini ebrei napoletani. Tra le testimonianze quelle di due bambini, all’epoca, fratelli di un cittadino di Radicofani: Ugo Foà

Il 25 aprile un giorno speciale per lItalia, una occasione per ricordare e riflettere. Questanno la memoria della liberazione nel 1945 a Radicofani si fonde con altri pensieri tra guerra e liberazione. Oltre al consueto omaggio al Monumento dei Caduti sar proiettato, al Teatro Comunale, un video Dal cancello secondario, per ricordare 10 bambini ebrei napoletani, tra cui i fratelli di un cittadino di Radicofani: Ugo Fo.

Alle ore 16 cittadini e rappresentanti delle istituzioni si incontreranno nei giardini pubblici del Maccione a Radicofani, di fronte al monumento ai caduti. Da qui, dopo un saluto delle autorit (interverranno il parroco, Don Elia ed il sindaco, Andrea Bonsignori e a chiusura la Banda Giuseppe Verdi di Radicofani), verr deposta la corona ai caduti. Dopo la cerimonia al Monumento ai Caduti la cerimonia proseguir al Teatro Comunale di Radicofani dove verr proiettato (ore 21) il documentario Dal cancello secondario, la storia di un gruppo di dieci bambini costretti a vivere nella clandestinit, perch ebrei, il periodo della scuola dal 1938 al 1943 nella citt di Napoli. Nel video, presentato per la prima volta a Napoli gi il 27 gennaio del 2002 - patrocinato dalla Regione Compania, dalla Provincia e dal Comune di Napoli - sono state raccolte tutte le testimonianze di quelli che allepoca, erano dieci bambini delle scuole elementari. Tra quei bambini, due erano della stessa famiglia: Dario e Tullio Fo (fratelli di Ugo Fo, che da tempo vive a Radicofani). Fo interverr a portare la sua testimonianza seppur abbia gi espresso il desiderio di non voler mai vedere questo video con i suoi fratelli.


LA STORIA DI UGO FOA Avevo poco pi di dieci anni afferma Ugo Fo quando, una mattina, la mamma mi disse: Ugo non puoi pi andare a scuola da oggi nono riuscendo a capirne i motivi. Il mio nonno, Lazzaro Laide, dorigine livornese, fu mandato a Napoli nel 1907, quando fu nominato rabbino capo in quella citt; con lui si trasferirono tutti i figli, Enrico, Maria, Tranquillo, Emilia, Remo e mia madre Ida (morta nel 2003 a 103 anni). Nel settembre del 1938 dopo lemanazione delle leggi razziali italiane che mettevano al bando le razze ebraiche tutti i bambini ebrei, iniziarono a frequentare le scuole nella clandestinit; i bambini ebrei di Napoli, in et dai 5 ai 10 anni, furono riuniti in una multiclasse, ma dovevano entrare dalla porta secondaria della scuola, per non farsi vedere. Io, che facevo gi le medie, potevo presentarmi nella scuola pubblica solo per gli esami da privatista, alla fine dellanno scolastico. Quando mi presentavo il giorno degli esami mi sentivo sempre dire: Ugo Fo, tu devi metterti nellultimo banco (un giorno la presidente di una commissione desame, dopo avermi fatto spostare allultimo banco, venne a darmi una pacca sulla spalla dicendomi: Coraggio Fo. Avrei saputo solo a guerra finita che quella professoressa militava nellantifascismo). Nel 1943, quando tutti gli ebrei poterono ritornare a frequentare la scuola liberamente, fu una grande soddisfazione ritrovare tutti i miei vecchi compagni.

Nonostante questi episodi mi abbiano segnato profondamente conclude Ugo Fo - ho avuto sempre un senso dorgoglioso per le mie origini. Tuttavia, ancora oggi mi sento angosciato - specie se rifletto sul fatto di essere prima padre, poi, nonno se penso che anche i miei figli ed i miei nipoti avrebbero potuto subire cose simili. Credo che il male peggiore che abbia mai prodotto lumanit sia stata la discriminazione fra gli esseri umani. I giovani dovrebbero lavorare per la costruzione della pace e per il rispetto di tutti gli individui senza distinzione di colore, razza e ceto sociale.

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