Il consorzio del Brunello

Idee chiare fin dalla nascita, i primi passi, le scelte vincenti

La costituzione del Consorzio del vino Brunello di Montalcino avvenne il 27 aprile 1967,
oltre trentacinque anni fa, un lasso di tempo sufficiente che permette di scrivere la
storia di questo organismo i cui fondatori, in numero di venticinque, furono Nello
Baricci, Silvio Nardi, Siro Pacenti, Gino Zannoni, Lucia Penna, Milena Penna, Orazio
Machetti, Elina Lisini, Dino Ciacci, Guglielmo Martini, Emilio Costanti, Sabatino Gorlli,
Assunto Pieri, Manfredi Martini, Ivo Buffi, Giovanni Colombini, don Leopoldo Bianchi,
Loffredo Caetani Lovatelli, Giuseppe Cencioni, Bramante Martini, Leopoldo Franceschi,
Pierluigi Fioravanti, Silvano Lambardi, Annunziato Franci, Ferruccio Ferretti. Sedici
coltivatori diretti qualche anno prima quasi tutti mezzadri tre piccoli proprietari
terrieri, sei medi o grandi proprietari terrieri, che avevano chiari gli obiettivi come
poi i fatti hanno dimostrato.


Intanto il vino Brunello aveva gi il proprio disciplinare pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale il 30 maggio 1966; era la prima volta che questo vino aveva un proprio
disciplinare. Prima le norme che regolavano la produzione del Brunello erano quelle del
Consorzio del Chianti Colli senesi, come si pu vedere dal bollino riprodotto insieme
allattuale bollino del Consorzio del Brunello. Questo disciplinare non fu calato
dallalto, fu opera dei montalcinesi con lapporto dellenologo di fama mondiale
Giuseppe Garoglio.

I fondatori del Consorzio, nella stragrande maggioranza vivevano
nella societ montalcinese e sicuramente conoscevano i dibattiti che si svolgevano in
Consiglio comunale (un socio fondatore del Consorzio, dal 1964 al 1970 fu anche
consigliere comunale) quando fu determinata la scelta strategica che rifiutava
lindustrializzazione della nostra zona che, al contrario, era fortemente sostenuta dalla
stragrande maggioranza della popolazione. La scelta indicava nelle vigne, negli oliveti,
nel bosco, nel recupero dei beni monumentali, nel turismo, in una parola nel territorio,
la rinascita di Montalcino dopo la grande crisi dovuta alla fine dei lavori nel bosco -
ottocento persone rimasero senza lavoro la fuga dalle campagne 2200 mezzadri, oltre
quattordici anni di et, abbandonarono la terra; furono cos tremila persone che persero
lavoro su una popolazione residente di 8825 abitanti; Entrarono in crisi tutte le altre
attivit economiche alimentando una sfiducia fra la popolazione che Montalcino non aveva
mai conosciuto fino ad allora.


I fondatori del Consorzio del Brunello non erano inconsapevoli di quello che facevano,
anzi cera una forte spinta dal basso che indicava nel Brunello una fonte per lo sviluppo
economico. I mezzadri e i braccianti della fattoria di Castiglione dei Bosco, di fronte
alla volont del proprietario di destinare lazienda al pascolo delle pecore,
presentarono un piano di sviluppo aziendale, diffuso anche fra la gente con una
pubblicazione a stampa, dove era scritto: Sfruttare al massimo la vocazione naturale del
terreno trasformando in vigneto razionale 90 ettari Considerato la denominazione di
origine che il Brunello ha ottenuto in tutto il territorio del comune, si comprender
come il piano poggi su solide basi; la pubblicazione del dicembre 1966.


Nella seconda met degli anni sessanta del 900, in occasione delle feste patronali de8
di maggio, in fortezza, cera la mostra del vino con esposizione delle aziende agricole
che avevano le idee chiare su quello che sarebbe stato il Brunello per Montalcino.
Liniziativa era dovuta anche al dr. Bruno Ciatti, ispiratore e poi massimo dirigente
del Consorzio stesso.


Certo la strada era in salita e le idee chiare non erano nella testa di coloro
proprietari terrieri che non aderivano al consorzio e non volevano produrre Brunello
che probabilmente pensavano un bluff. Nel 1968 le ditte che denunciavano i vigneti
specializzati erano 37 per una superficie di 63 ettari; nel 1972 erano 47 per una
superficie di 183 ettari.


Eppure in quel periodo, anni sessanta e settanta, i membri del Consorzio non
consideravano la loro attivit unavventura. Nel 1973, il Consorzio, a nome di tutti i
produttori del Brunello, avanza la richiesta con documentata relazione storico
scientifica per la promozione del Brunello da Doc a Docg che otterr, primo vino in
Italia, nel 1980. Molte audizioni pubbliche furono tenute a Montalcino, presenti le
autorit nazionali del Comitato del vino, allo scopo di sensibilizzare la popolazione
sullimportanza generale del conseguimento di questo obiettivo.
Nel 1975, per la prima volta, il Consorzio del Brunello organizza una degustazione presso
lEnoteca Solci di Milano.
Parteciparono una ventina di produttori e il successo fu enorme anche sotto il profilo
delle ordinazioni di Brunello che furono fatte alle aziende.


Nel 1979 il Consorzio intraprende unaltra iniziativa innovativa a favore della nostra
vitivinicoltura: avanza la richiesta, sostenuta anche da una delibera della Giunta
municipale, per ottenere la Doc che sar concessa nel 1984 - anche per il Rosso di
Montalcino, due Doc cio dallo stesso vitigno (il Brunello non aveva ancora la Docg). Su
questo ecco quanto scrisse Civilt del bere: Produrre pi vini con diversa denominazione
da uno stesso vitigno, come da tempo avviene in Francia, stato per le aziende italiane
un sogno durato a lungo che sembrava non avere mai fine e invece esse hanno visto
finalmente realizzato nel 1984 con la concessione del Doc al Rosso di Montalcino. E
ancora una volta, come gi era accaduto nel 1980 in occasione del varo delle Docg dove al
Brunello era toccato il privilegio di aprire la lista dei vini dotati di particolare
pregio i produttori di Montalcino potevano vantarsi di avere nuovamente indicato una
strada da seguire alle altre aziende delle altre regioni dItalia.


Quelle scelte e quelle realizzazioni sono tuttora alla base della produzione del
Brunello. vero che i soci del Consorzio oggi sono 220 e gli ettari coltivati a vigneto
circa 3000, ma grande merito di questo sviluppo dovuto alla chiarezza didee che cera
allora da parte di chi credeva nella vitivinicultura e nella rinascita di Montalcino,
consapevoli probabilmente incompresi di determinare un forte cambiamento in positivo
nella societ locale.

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